io sono bec

CIAO SKYRUNNERS!

Vi avevo promesso che vi avrei raccontato della meravigliosa e nobile natura del Gran Paradiso, la mia “reggia”. Una natura che è certamente tipica delle “terre alte” alpine (l’altitudine media è di 2400 metri!) ma con quote che passano dai 900 m ai 4061 m della vetta del Gran Paradiso. Capite bene che questa grande differenza di altitudini fa sì che il Parco ospiti una grande varietà di habitat, tra i quali i boschi, caratterizzati da larici e cembri, pecci e latifoglie. Più frequenti sono invece le praterie alpine, ambienti caratterizzati dall’assenza di vegetazione ad alto fusto che garantiscono l’ambiente idoneo per varie specie animali (anche noi). Ci sono poi le zone rocciose, i ghiacciai e i laghi di alta quota dove ogni tanto ci facciamo un giro insieme ai nostri amici camosci.

A questa grande varietà di habitat corrisponde una grande varietà floristica e faunistica. I fiori alpini sono troppi per nominarli tutti, per dirtene qualcuno la pulsatilla, il giglio martagone, l’artemisia, la sassifraga e la stella alpina ma ce ne sono tante tante altre.

Invece per quanto riguarda noi animaletti, insomma, il Re sono io, il Bec. Ormai sono tanti anni che il Corpo di Sorveglianza e il Servizio Scientifico dell’Ente Parco ci monitora e studia (insomma non stiamo a nasconderci siamo i più importanti!). Noi maschietti ci distinguiamo per due grandi corna che crescono con l’età e non vengono perse durante l’anno. Le nostre femminucce, che stanno tutto l’anno sulle ripide pareti rocciose (che fatica corteggiarle), hanno corna più piccole, ma sempre con le stesse caratteristiche. L’altro ungulato importante è il camoscio alpino, agile e veloce, anche lui dotato di corna ma più piccole ed uncinate. Loro li puoi incontrare durante tutto l’anno un pò a tutte le quote, noi invece passiamo lunghi mesi a quote elevate. Quando sarete a correre la Royal datevi uno sguardo attorno e vedrete che qualcuno di noi vi sta guardando.

Tra noi ungulati c’è poi il capriolo e il cervo, che invece perdono il palco durante l’anno e che abitano zone più boscose.

Tra i mammiferi invece immancabile è la Marmotta Alpina, roditore di media grandezza che si può osservare facilmente e che vive in gruppi familiari passando l’inverno e le ore notturne o troppo calde dell’estate nel sistema di tane scavato nel proprio territorio. Potrete poi riconoscere facilmente la sua presenza dal fischio di allarme, lanciato in situazioni di pericolo come la presenza troppo prossima di voi umani o la presenza di predatori come la Volpe e l’Aquila.

Si proprio l’Aquila, che qui non può che essere Reale. Lei è presente in tutte le valli ed ha diverse coppie nidificanti che generano regolarmente dei piccoli pulli. L’aquila si ciba di Marmotte, di giovani ungulati e di altre prede di piccola media misura. Dopo che si era estinto, per colpa vostra, all’inizio del ‘900 è tornato da qualche tempo il Gipeto, un avvoltoio grandissimo con un’apertura alare sino a 3 metri. Lui invece mangia carcasse e ossa (ognuno ha i suoi gusti) ed è facile vederlo volare alto nel cielo.

Da qualche anno è anche tornato il Lupo, che vive in piccoli branchi e si ciba principalmente di ungulati selvatici.

Numerose poi sono le specie di uccelli che abitano il Parco a seconda delle quote e degli ambienti: nei boschi Cince, Picchi e Nocciolaie, nelle praterie e nelle pietraie il Culbianco, lo Spioncello e il Codirossone, ecc. ecc..

Fino alle alte quote ci sono anche rettili, come la vipera, che se non disturbata non rappresenta un pericolo. Poi ci sono gli anfibi, i pesci, gli invertebrati (farfalle, cavallette, api, bombi, ragni… ) e questi ultimi sono davvero tantissimi e costituiscono un immenso serbatoio per la biodiversità del Parco: sono proprio infatti queste classi di animali ad essere oggetto di un progetto di studio tra i più longevi del Parco, in cui i ricercatori misurano le densità di questa fauna lungo il gradiente altitudinale, per stabilire se qualcosa, e cosa, sta cambiando in seguito ai cambiamenti climatici in atto.

Insomma skyrunner capite bene che nel Parco, nella mia reggia, non ci sono solo io. La biodiversità floristica e faunistica di questo territorio è di grande importanza e quindi i nostri amici del Parco si danno da fare per garantire la conservazione di questo straordinario ambiente naturale.

Quindi mi raccomando quando sarete a camminare o a correre lungo i sentieri della Royal, sempre “in punta di piedi”, guardatevi attorno, drizzate le orecchie e fate un lungo respiro: a quel punto la meraviglia del Gran Paradiso sarà vostra e così sono sicuro che tornerete tante volte a trovarmi.

Ciao!